Casella di testo: “Manlio Farinacci. Il sacerdote dei Misteri”

















E’ stato definito “ridicolo libercolo” (testuali parole di Vladimiro Paiella in un articolo apparso sul sito Ternimania.it, che conclude sperando nel fatto che il libro venga ritirato dal mercato, per la serie “viva la libertà di stampa e d’informazione” [1]) e “libretto privo […] di alcun interesse di sorta, che invece offende Terni e i suoi cittadini” (citazione della risposta data a Paiella sulla rivista Ternimagazine.it da parte di Giancarlo Padula [2]). Per non parlare di alcuni commenti di vari  lettori che si sono espressi in questi due siti dando dei ciarlatani agli autori, dicendo che il libro è qualcosa di vergognoso e lanciando accuse di iperperuginismo nei confronti dell’editore che, secondo qualcuno, vorrebbe attaccare Terni a tutti i costi. Reazioni “hot” che si sono riscontrate anche durante la prima presentazione dei libro nella città di Farinacci avvenuta nel Dicembre 2010, come si può ben vedere da due brevi video presenti su You Tube [3].

Perché tutto questo? Cosa dice di così scomodo e difficile da digerire il nuovo libro di Andrea Armati e Tommaso Dore?

Partendo dal presupposto che sì, i modi in cui il co-autore ed editore Andrea Armati si riferisce allo scomparso Prof. Manlio Farinacci e alla città di Terni non sono di certo lusinghieri – ma volutamente critici e ironici ad oltranza – e accettato il fatto che le teorie di Farinacci sulle presunte origini celtiche di Terni vengano messe parecchio in discussione partendo da studi storici (perché davvero sembra molto improbabile prendere sul serio le sue teorie e le “prove” che avrebbe fornito con letture piuttosto personali alla Sovrintendenza), occorre dire qualcos’altro che in questi articoli - pieni di rabbia per l’orgoglio ternano (???) ferito da un perugino doc  - non si dice. 

Cosa non viene detto? 

Non viene detto, ad esempio, che il libro si legge in un soffio, perché riesce a tenere il lettore incollato alle pagine grazie a diverse strategie. 
Da una parte, il passaggio continuo dal pensiero tagliente e ironico di Armati che ci fa sorridere con il suo stile un po’ sopra le righe - citando particolari esempi delle teorie farinacciane piuttosto strampalate - e dall’altra lo stile composto e le ricerche dettagliate di Tommaso Dore che cerca di analizzare in modo completo il lavoro svolto negli anni da Farinacci, la sua biografia, i suoi tentativi di dare delle basi accettabili e solide alle sue ricerche. 
Dall’altra, una grafica accattivante e originale e tante immagini che ci fanno vedere realmente il mondo in cui si muoveva Farinacci tra “pietre runiche” poco credibili, falli in pietra, immagini del professore, vecchi ritagli di giornale che parlano di lui, le rovine di Carsulae e la sua casa da dandy decadente, alcuni oggetti della quale sono stati ricostruiti grazie alla grafica di Francesco Voce.

Ma soprattutto, ciò che non si dice è questo: la commistione di diversi elementi e di modi di approcciare la tematica rendono davvero interessante l’argomento e il personaggio Farinacci per chi non ne sapesse nulla. Personalmente non conoscevo Manlio Farinacci finché Armati non mi ha accennato al progetto editoriale e…quando ho letto il libro l’ho divorato. Non sapevo niente, fino a quel momento, sulle teorie del professore riguardanti i cosiddetti celti Umru – idea non accettata dall’archeologia ufficiale, questo va detto – né delle sue idee su Carsulae (un luogo magico, assolutamente da visitare che consiglio caldamente agli amanti dell’archeologia!), e quindi nulla del suo mondo vissuto tra teorie azzardate riguardo le origini di Terni e l’esoterismo. Ma grazie al libro ho scoperto queste tematiche e per quanto si possa essere d’accordo o meno con Farinacci o con Armati e Dore, se un libro può far scoprire al lettore qualcosa che non conosceva, a mio parere è sempre e solo un bene.

Vorremmo censurare un libro solo perché ci risulta scomodo o inaccettabile? Allora a questo punto nulla dovrebbe essere scritto, visto che ogni autore ha una sua visione del mondo che a qualcuno andrà a genio e a qualcun altro no.

Il punto qui è che esiste, evidentemente, una parte di persone che ha mitizzato la figura di Farinacci non accettando che le sue teorie siano considerate prive di fondamento – almeno fino a prova contraria, è ovvio – perché credere di avere antiche origini – e diverse da quelle dei propri vicini (in questo caso, Terni sarebbe di origine celtica, differenziandosi quindi dalle zone dell’Umbria a lei limitrofe) - fa piacere a tutti, è innegabile. Guardiamo un po’ quello che succede da tanti anni in nord-Italia: persino un famoso partito politico attualmente al potere si è rifatto, a suo dire, ai Celti (per quanto poi di celtico vi sia veramente molto poco, in tutto ciò) per giustificare idee secessioniste. Ecco, mi sembra che sia un po’ quello che è accaduto a Terni grazie al suo vate, ma non sarebbe né la prima né l’ultima volta, purtroppo, che la politica si lega ad un’ idealizzazione del passato: sia il Nazismo che il Fascismo hanno fatto lo stesso. Nulla di originale o di incredibile, quindi. Però questo aspetto che il libro mette a nudo sembra non essere accettato dagli amanti di Farinacci, chissà perché…
Il fatto è che la diatriba che si nasconde dietro a tutte queste teorie è molto antica, come ben spiega Armati per farci comprendere la complessità delle origini della sua terra: “L'Umbria (escluse Perugia ed Orvieto) non è etrusca ma umbra, ciò è molto importante da rimarcare per afferrare la questione identitaria farinacciana. Gli Umbri furono cacciati dagli etruschi sulla sponda sinistra del Tevere in una lega comandata dall'antica Perugia. Nell'arco del tempo si è come cementato un odio tra le città che si sentono depositarie delle 'vere' origini umbre e la ricca Perugia (questa non è un'acredine recente ma di vecchia data, che risale già ai tempi dello stato pontificio). Per questo Farinacci punzecchiava l'orgoglio identitario non solo dei suoi concittadini ternani ma di altre parti della regione (per esempio, nell'assisano c'era un forte gruppuscolo farinacciano fino a qualche anno fa). Perugia ed Orvieto si sono sempre vantate delle loro radici etrusche perché queste erano suffragate da importanti reperti che, al contrario, nell'area umbra non si ritrovano se si escludono i più tardi insediamenti romani (Carsulae è uno di questi, ed il piatto forte delle teorie farinacciane era proprio affermare che le rovine di Carsulae non erano romane ma umbre, anzi addirittura celto-umbre!)”

Ed è su questo che il libro punta: semplicemente far capire ai farinacciani convinti – ma non solo a loro - che il mito è una cosa, la realtà storica un’altra. E questo non è difficile da comprendere: nel mondo esoterico è normale mescolare miti, idealizzazioni, immaginazione e realtà; anzi: nell’esoterismo spesso non conta se una cosa è vera o meno,  ma la visione soggettiva che se ne ha. Quando invece si parla di storia e di fatti concreti, non si possono non fare certe distinzioni nette, sarebbe incoerente e antistorico.
La rabbia di alcuni Ternani, poi, è qualcosa che esce chiaramente dagli articoli apparsi in rete come critica al testo, sebbene altri abbiano appoggiato il libro senza però prendere pubblicamente una posizione in merito. Che Terni sia una città non proprio bellissima purtroppo è vero (è sotto gli occhi di qualunque cittadino di passaggio da quelle parti),  ma non per questo possiamo accettare l’idea che un libro possa essere ritirato dal mercato solo perché mette a nudo – certo in modo un po’ cinico e crudo – la realtà dei fatti.
Che poi si possa essere o non essere d’accordo con il modo in cui certi concetti siano stati espressi nel libro, posso capirlo benissimo, che le persone che amavano Farinacci ne siano rimaste amareggiate, lo capisco nuovamente, ma la censura non è mai una giusta risposta alle opinioni altrui. Meglio, piuttosto, rispondere con un altro libro che cerca di proporre tesi diverse.

Nell’opera in questione potrete trovare una miriade di informazioni sul magico mondo farinacciano: i dipinti realizzati da lui (ebbene sì, dipingeva anche), la sua casa un po’ da dandy decadente, le “prove” che Farinacci ha interpretato come testimonianza della presenza celtica a Terni, gli itinerari e quindi i luoghi dei suoi studi, le teorie sui Celti Umru, la creazione di questa fantomatica identità celtica ternana, la storia dell’associazione Umru, le incoerenze dell’autore tra anticlericalismo e donazioni alla Chiesa, i discepoli  che lo seguivano in questa sua lotta personale, la ripresa - da parte del fumetto di “Martin Mystère” - delle teorie del nostro autore e una ricostruzione della sua biografia. 

Per farla breve: il libro mi ha entusiasmata e mi ha fatto conoscere qualcosa che ignoravo, mi ha reso addirittura simpatico il prof. Farinacci, non lo nego. Ritengo che sia un libro da leggere, anche solo per curiosità, perché si divora letteralmente. I farinacciani doc non lo hanno amato, ma la cosa paradossale è che questo libro, con la sua simpatia e il suo approccio non tradizionale, rischia di rendere Farinacci ancora più noto di prima, quindi di farlo conoscere a quel pubblico che non lo ha mai neppure sentito nominare al di fuori della sua amata Terni, portando altri lettori e ricercatori, magari, a seguire le sue orme…Farinacci se ne lamenterebbe, secondo voi?

(Recensione a cura di Sarah Bernini – 4 Febbraio 2011)

Note al testo:

[1] Si veda alla pagina: http://www.ternimagazine.it/34649/cultura/iperperuginismo-misterioso-libro-della-casa-editrice-esoterica-eleusi-contro-il-prof-farinacci.html 
[2] Si veda alla pagina: http://www.ternimania.it/2010/12/vladimiro-paiella-una-critica-puntuale.html 
[3] Primo video: http://www.youtube.com/watch?v=ODxQzx5NWj4 ; 
Secondo video: http://www.youtube.com/watch?v=AOy2Eab6evA&feature=related 

Per maggiori informazioni sul libro e sull’acquisto: www.eleusiedizioni.it
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COMMENTI ALLA RECENSIONE


Commento del Dott. Vladimiro Paiella

Risposta apologetica di Tommaso Dore per “Manlio Farinacci. Il Sacerdote dei Misteri”





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AUTORE: Andrea Armati – Tommaso Dore

 

TITOLO: “Manlio Farinacci. Il sacerdote dei Misteri”

 

CASA EDITRICE: Eleusi Edizioni (Perugia)

 

ANNO DI EDIZIONE: 2010

 

PAGINE: 158

 

PREZZO: 12,00

 

CODICE ISBN: 978-88-903884-3-9